Momiano, più che un castello

Objava: 6.3.2015.

MOMIANO
Salvare il Castello dei conti Rota di Momiano è già da diversi anni nei piani di tutta una serie di istituzioni del territorio, ma ora sembra che la sinergia tra gli enti abbia funzionato e si sia aperto un tavolo di lavoro volto a raccogliere i fondi necessari al sanamento delle rovine del maniero.

Studio diviso in sezioni ben precise
A fare da preludio al tavolo è un ciclo di conferenze iniziato martedì sera alla Comunità degli Italiani di Momiano con la giovane storica connazionale Marina Paoletić, la quale ha presentato il suo studio dell’archivio privato Rota-Benedetti. Oltre ad averlo letto e studiato a fondo, grazie al prezioso consenso della famiglia che lo detiene, ha potuto riordinarlo, dividerlo in sezioni ben precise e scoprire alcuni retroscena della vita della famiglia Rota e di quelle a essa collegate, dalla metà del Cinquecento alla fine dell’Ottocento.

I conti Rota e il castello
Con le proiezioni delle foto di Gianfranco Abrami riguardanti alcuni documenti, la prof.ssa Paoletić è partita dalle origini del casato, che ebbero il capostipite nella figura di Simone I Rota, originario di Bergamo, il quale nel gennaio 1548 acquistò il castello e il feudo di Momiano dalla famiglia Raunicher. Ha proseguito col raccontare l’acquisizione da parte di Simone I, nel 1552, feudo di Sipar, nel Salvorino, fino ad allora di proprietà dei conti Bratti di Capodistria.
“Nel Seicento – ha spiegato la studiosa –, dai pronipoti di Simone I, vennero a delinearsi due rami: quello di Momiano, nella figura di Orazio III, e quello di Pirano, iniziato da Giovanni Paolo. La conservazione e la raccolta di questo archivio si deve al discendente del ramo piranese, il conte Stefano Rota (1824-1916), erudito poliedrico che operò tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi del Novecento. Oltre agli interessi legati alla storia, alla musica e alle traduzioni dal latino, Stefano ricoprì l’incarico di direttore e curatore dell’archivio municipale e della biblioteca civica di Pirano, ruolo che gli permise di ampliare e d’indagare la documentazione riguardante i conti Rota. Il fondo familiare, dopo la morte del conte Stefano, venne ereditato dalla figlia Maria, sposata con il capitano di lungo corso Giuseppe Benedetti, da cui il nome del fondo”.

Cause, testamenti e discordie
Ecco svelata l’origine dell’archivio privato Rota-Benedetti, nel quale sono conservati non soltanto documenti riguardanti la sfera patrimoniale della famiglia in questione, ma anche di famiglie veneziane con loro imparentate. “Vi sono contratti di matrimonio, testamenti, eredità, cause, liti, compravendite, contratti d’affitto e di altra natura. Presenti anche importanti testimonianze legate all’amministrazione e agli aspetti demografici ed economici dei territori di Momiano, del Salvorino e del Piranese. La parte più recente del fondo è invece costituita dalla corrispondenza e dai manoscritti redatti dal conte Stefano Rota”.
Marina Paoletić, di origini umaghesi, ha studiato a Buie, per poi approdare all’Università di Trieste, dove si è laureata in Scienze dei Beni culturali, curriculum storico-artistico. Ha conseguito la specialistica all’Università di Udine, in Conservazione dei Beni Culturali.
“Ho iniziato a studiare la famiglia dei Grisoni, ovvero la Villa di Daila, collegati con la famiglia capodistriana dei Sabini. Da qui, grazie alle mie competenze sulla gestione degli archivi, e grazie alla famiglia Rota-Benedetti ho avuto la possibilità di consultare e riordinare un archivio che io definisco il più importante in Istria, tra quelli a carattere privato”, ha concluso Marina Paoletić.

Prima di lei, soltanto poche persone hanno avuto modo di consultare l’archivio, tra cui Marino Budicin, il quale ne ha pubblicato un saggio per la collana degli Atti del Centro ricerche storiche di Rovigno nel 1990.

Una «task force» per salvare il castello
Alla prima conferenza di martedì, introdotta dal consulente amministrativo specializzato per la gestione dei progetti della Città di Buie, Sabrina Quarantotto, seguiranno altre tre, con i professori Rino Cigui (27 marzo), Gaetano Benčić (24 aprile) e Denis Visintin (15 maggio), per parlare dei diversi aspetti della struttura del castello e della società locale dei secoli scorsi.
Partirà a breve anche un gruppo di lavoro formato dalla Città di Buie e dalla Comunità degli Italiani di Momiano, assieme alla Regione Istriana, alla Sovrintenzenza per i beni culturali dell’Istria del Ministero croato della Cultura, fino ad arrivare a coinvolgere la Regione Veneto e qualunque altra istituzione ritenga importante la salvezza del Castello di Momiano.

“Esistono luoghi che attraversano il tempo e conservano nel respiro caldo delle pietre i frammenti vivi di un passato ormai lontano – scrive il sindaco di Buie Edi Andreašić –. Il castello di Momiano è uno di questi, un gioiello immerso nella quiete che da secoli osserva il fluire della storia. A raccontarci in questo ciclo di conferenze i tempi in cui i cavalieri combattevano le loro dure battaglie e i contadini, chini sui campi, ripensavano alle proprie diatribe e amori, e a spiegarci le modifiche architettoniche susseguitesi nel tempo, ci saranno i nostri amici storici, conoscitori e amanti della bellezza del castello”.

Finalmente la Città di Buie è diventata proprietaria del castello. Andreašić ci ha confermato che “dopo quattro anni di trattative siamo riusciti, quest’anno, ad acquisire la proprietà del castello e questo è per noi un primo enorme risultato”.

Torbica: «Si punta ai fondi europei»
Presenti anche il vicepresidente e l’assessore alla Cultura della Regione Istriana, Giuseppina Rajko e Vladimir Torbica. Per quest’ultimo è importante “aumentare la conspevolezza dello stato di degrado in cui versa il Castello di Momiano e dell’importanza che il sito ha per Momiano e per il territorio”. La Regione Istriana ha già stanziato 50 mila kune, alle quali si spera vengano aggiunte altre da varie realtà istituzionali per poter poi partecipare a bandi europei e ottenere i mezzi necessari.
“Non si può ancora parlare di importi esatti. Si prevede che la ristrutturazione della torre venga a costare attorno alle 700 mila kune, ma sapremo di più dopo un’analisi approfondita e solo dopo aver stilato un progetto concreto”, ha chiosato Torbica.
Presente, in rappresentanza del Ministero della Cultura, la sovrintendente ai Beni culturali dell’Istria, Lorella Limoncin Toth. A fare gli onori di casa è stata invece la presidente della CI locale, Arianna Brajko.

Izvor: La Voce del Popolo

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